Diffamazione e cyberbullismo: quando denunciare può salvare la vita
La diffamazione, la calunnia e il bullismo possono colpire chiunque, persone vicine e lontane, portando a conseguenze irreparabili. Denunciare è un dovere

Diffamazione e cyberbullismo: quando denunciare può salvare la vita
La diffamazione, la calunnia e il bullismo possono colpire chiunque, persone vicine e lontane, portando a conseguenze irreparabili. Denunciare è un dovere

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diffamazione - cyberbullismo - violenza

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

Fonte: blog Homo Sum di Francesco Carini – Linkiesta.it – 9/12/2017

Questo è l’articolo 595 del codice penale, che dovrebbe tutelare il cittadino nei casi sopraindicati, garantendo giustizia nel caso in cui la sua reputazione venga offesa.
Leggendone le parole, mi è venuto in mente Puccini e la fanciulla, ultimo film di Paolo Benvenuti uscito nel 2008 dopo un lungo lavoro di ricerca storica. Oltre ad essere girato in modo pressoché impeccabile, il regista toscano è riuscito a dar vita a un’opera straordinaria in cui viene messo in luce quanto l’ingiuria e la diffamazione possano risultare causa di una grande violenza psicologica tale da condurre una persona al suicidio.

Il lungometraggio è centrato sulla triste storia di Doria Manfredi, giovane donna di servizio di casa Puccini, accusata dalla moglie Elvira e dalla figliastra Fosca di essere l’amante del compositore, tutto questo per un malinteso e perché la ragazza aveva scoperto una tresca amorosa fra la stessa Fosca e il librettista del maestro.
Ne seguiranno grossi maltrattamenti in ambito domestico e lavorativo, oltre che accuse a dir poco infamanti diffuse nella comunità in cui viveva (Torre del Lago), che porteranno Doria nel 1909 ad uccidersi all’età di 23 anni. Solo dopo la sua morte fu appurata la verginità della ragazza, rea soltanto di aver coperto il Maestro nel suo rapporto extraconiugale con la cugina Giulia.

È una storia risalente a circa un secolo fa, ma di un’attualità spaventosa, con il meccanismo di fatti infondati fatti circolare ad arte alfine di disintegrare l’immagine di una persona che, trovatasi sola e con le spalle al muro, non ha trovato altra soluzione che togliersi la vita. Già in posizione di svantaggio per essere “femmina”, il suo ruolo di “donna di servizio” non l’ha aiutata, anzi l’ha resa ancora più vulnerabile e messa alla gogna pubblica, difesa da nessuno anche per il peccato di essere nata in una famiglia non abbiente, contesto difficile in cui barcamenarsi sia ieri che (nuovamente) oggi.

È più facile costruire bambini forti che riparare uomini rotti. Frederick Douglass

Nonostante si tratti di un reato differente (per quanto contiguo in alcuni tratti), circa un anno fa skuola.net e l’Osservatorio Nazionale dell’Adolescenza hanno messo in luce dei dati allarmanti sul cyberbullismo. L’8,5 % di un campione fatto di 8.000 giovani fra i 14 e i 18 anni residenti in 18 regioni italiane è stata vittima di questa devastante violenza psicologica, definita nell’articolo 1 dell’apposita legge approvata in senato lo scorso maggio, come:

«qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Dalla sopracitata inchiesta, vengono posti in rilievo dati inquietanti, come pensieri suicidi e azioni autolesioniste, senza dimenticare le turbe alimentari che conducono la vittima a isolarsi sempre di più e a perdere fiducia in sé stessa e nella vita.
Si tratta di un dramma quotidiano per migliaia di adolescenti di ambo i sessi, sistematicamente vessati (con una percentuale maggiore per le ragazze), che rappresenta una vergogna per un popolo che si reputa civile. Il bullismo tradizionale resta un problema molto importante, in percentuale ancora maggiore rispetto alla versione cyber, ma quest’ultimo é comprensibilmente più pericoloso per l’altissima capacità del web (e dei social network in particolare) di diffondere velocemente e in modo virale determinati contenuti, fatto che li rende fra i mezzi più democratici della storia dell’umanità e al contempo oclocratici, come degenerazione costituita da una massa informe di individui che crede di esercitare il potere insultando e dando libero sfogo ad istinti primordiali e repressi, costituendo un danno per il singolo vessato e per una comunità di persone facilmente orientabile, che rischia di adeguare la propria comunicazione sull’onda e la “moda” portata avanti dalla massa.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. Umberto Eco

Proprio questo aspetto, rende comunque il cyberbullismo non solo un problema dei giovani, ma anche di adulti che si possono trovare quintali di fango e/o insulti addosso per motivi variabili fra cui: questioni sulle quali dovrebbe vigere la totale privacy, invenzioni create ad arte alfine di danneggiare qualcuno o “un avversario” e per la cattiva o mancata comprensione di alcuni fatti, ingigantiti dalla curiosità umana, dal passaparola e dal possibile o conseguente tam-tam mediatico.

È più facile trarre in inganno una moltitudine che un uomo solo. Erodoto

Le denunce e le dichiarazioni dell’onorevole Boldrini sono encomiabili e i cittadini dovrebbero comprendere che quello che sta accadendo è un problema di rilevanza nazionale, in cui hater, degenerati o autentici stalker telematici (anche seriali) costituiscono un pericolo soprattutto per ragazzi/e ma anche adulti di ogni età, spesso incolpevoli, e comunque vittime di una macchina del fango che può determinare in modo esponenziale danni sia a livello personale che sociale, disintegrando delle esistenze solo per egoismo o uno squallido desiderio di distruzione proprio delle più basse facoltà dell’essere umano.
Se si vuole porre un argine a tutto ciò, visto che si tratta di una situazione che può coinvolgere tutti indistintamente (persone care o sconosciuti), in determinati casi denunciare e chiedere giustizia diventa un dovere, perché non deve essere la vittima a vivere nella vergogna e nella paura, ma solo chi commette un reato che può condurre (come già accaduto troppe volte in passato) al suicidio o a gravi conseguenze sotto il profilo psico-fisico.

Quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile. Gandhi

 

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