Sciacallaggio mediatico sull’omicidio di una brava persona. La storia insegna, ma gli italiani dimenticano

Sciacallaggio mediatico sull’omicidio di una brava persona. La storia insegna, ma gli italiani dimenticano

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Ciò che sta capitando attorno all’omicidio del carabiniere Mario Cerciello sembra più un incubo che realtà. Il vicebrigadiere campano era una brava persona, che, oltre a svolgere onestamente il suo lavoro, era impegnato in attività di volontariato come quella di distribuire cibo ai clochard della stazione Roma Termini il martedì sera, ascrivibile a un’occupazione che molti haters definirebbero spregiativamente come buonista, ma che in realtà rappresentava la sua meravigliosa essenza di essere umano.

In breve tempo si era sparsa la voce che gli autori dell’assassinio fossero dei magrebini, salvo essere smentita poche ore più tardi. Dal web erano già cominciate a piovere accuse (più o meno velate) da parte di gente comune e politici nei confronti degli immigrati nordafricani, ma, con verosimile grosso dispiacere di coloro i quali avrebbero voluto bollare questo efferato delitto come opera di cittadini extracomunitari sbarcati sulle coste siciliane con un barcone, i colpevoli sarebbero due giovani statunitensi non alloggiati in un centro accoglienza, bensì in un hotel di Roma centro.
Pertanto ci troviamo di fronte a un tentativo di attacco preventivo nei confronti di gente proveniente da una determinata regione del mondo, sia a scopi politici-propagandistici che per pregiudizi discriminatori.

Ma, come ribadito in altri articoli, la storia viene sempre incontro a tali situazioni. Tralasciando la dolorosa vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati a morte, con sentenza eseguita il 23 agosto 1927, sarebbe meglio tornare qualche decennio indietro e ricordare il “linciaggio di New Orleans”. Avvenuto il 14 marzo 1891, ha visto protagonisti migliaia di americani che sono riusciti ad entrare nel carcere della stessa città e uccidere 11 dei 19 italiani sospettati dell’omicidio del capitano della polizia David Hennessy e che presumibilmente facevano parte di un clan in lotta con un altro per il controllo del porto.

Però, come ha scritto il professor Salvatore Lupo nel suo articolo La mafia americana: trapianto o ibridazione pubblicato nel 2002 sul n. 43 della rivista Meridiana, gli indiziati erano stati assolti, ma furono linciati da una folla inferocita istigata dal sindaco Shakespeare che aveva bisogno di vendetta, anche se non c’erano le prove che ad ammazzare Hennessy fossero stati questi italiani.
Nello stessa pubblicazione, si parla della svolta legislativa degli anni ’20 legata alla proporzionale etnica, con la quale si voleva riservare una quota maggiore di ingressi annui negli USA agli europei provenienti dal Nord Europa protestante, piuttosto che a quelli dell’Europa orientale o mediterranea. Naturalmente, fra gli “indesiderati” c’erano gli italiani, che, come descritto nell’articolo, erano giudicati:

«arretrati, poco assimilabili, pericolosi per la pubblica moralità, affetti da una patologica tendenza all’autosegregazione, capaci di portare nel nuovo mondo ogni sorta di barbarie»

Praticamente, l’odio che si sta fomentando in Italia è simile a quello scatenato contro gli italiani più di un secolo fa nel Nuovo Mondo. Normalmente, un paese civile dovrebbe imparare dalle sofferenze patite affinché le stesse non possano essere subite dai nostri connazionali o da gente che si trova in situazioni assimilabili. Questo sembra non accadere nel nostro, nulla togliendo al fatto che ci vogliano misure adeguate per regolare adeguatamente il flusso migratorio e garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

 

27/07/2019 – © Francesco Carini – tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Tutti i contenuti di questo sito sono protetti da copyright