“Povera Italia”: le cure odontoiatriche sono un lusso per milioni di cittadini
Italiani e stranieri in stato di indigenza vivono lo stesso dramma. “Dentisti sociali” e terzo settore aiutano, ma le loro iniziative non bastano

“Povera Italia”: le cure odontoiatriche sono un lusso per milioni di cittadini
Italiani e stranieri in stato di indigenza vivono lo stesso dramma. “Dentisti sociali” e terzo settore aiutano, ma le loro iniziative non bastano

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povertà

La vera misericordia è più che gettare una moneta ad un mendicante; è arrivare a capire che un edificio che produce mendicanti ha bisogno di ristrutturazioni. Martin Luther King

(Ieri, 20 marzo 2019, era la Giornata Mondiale della prevenzione dentale, che coincide peraltro con la Giornata Mondiale della felicità. Questo articolo era stato preparato lo scorso autunno, ma viene pubblicato oggi, nel primo giorno di primavera e nella giornata mondiale contro le discriminazioni razziali, sperando che, prima o poi, tutte le famiglie, indipendentemente dal colore della loro pelle, possano non dover affrontare dolorose privazioni per esercitare quello che nel nostro paese dovrebbe essere un diritto garantito dall’articolo 32 della Costituzione. Purtroppo, non c’é alcuna felicità nelle privazioni).

Dodici milioni di italiani rinunciano alle cure sanitarie e 7.800.000 s’indebitano, per un totale di quasi 20.000.000, circa un terzo dell’intera popolazione. Questa cifra riferita al 2018, ottenuta dopo rielaborazioni di dati Censis e Istat non é forse ancora stata analizzata del tutto nella sua drammaticità, anche per un processo di disumanizzazione su vasta scala che non riesce a vedere dietro grafici esseri umani, bensì unità numeriche. Davanti a storie reali che sembrano inverosimili se contestualizzate nel parziale benessere dei decenni scorsi, uno fra i tagli più importanti sulla spesa sanitaria da parte degli italiani é stato legato alle cure odontoiatriche, in un contesto che fra il 2007 e il 2017 ha visto incrementare la cifra dei poveri assoluti da 2.400.000 a 5.058.000, con una crescita rispetto al 2016 di 261.000 unità.

Nonostante l’accordo risalente al 2009 fra: l’allora Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, l’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) e l’OCI (Associazione Odontoiatri Cattolici Italiani), alfine di favorire l’accesso a determinate cure (fra cui protesi parziali e totali in resina) per alcune categorie svantaggiate come i cittadini con un reddito inferiore agli 8.000 euro annui, non sono comprese in questa convenzione tutte le prestazioni e peraltro non tutti i dentisti vi hanno ancora aderito (circa 6.408 studi dentistici in tutta Italia su 61.550 professionisti operanti sul territorio nazionale). In base ai dati della stessa ANDI riferiti al 2015, quasi 5.000.000 di italiani rinunciavano alle cure dentali per paura dei costi, cifra che non può certamente essere diminuita dato l’incremento delle famiglie povere.

Al SSN ricorre un’esigua minoranza della popolazione, con una forte disparità fra una regione e l’altra. Secondo il “rapporto sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione europea” uscito nell’ottobre 2017, solo l’11,7% degli italiani fra i 15 e i 65 anni si cura presso strutture pubbliche. Se nella provincia di Bolzano più del 27% della popolazione ricorre al Servizio Sanitario Nazionale, in altre non é così date le problematiche connesse ai tempi di attesa e alle prestazioni erogate. Inoltre, dallo stesso rapporto, si evince una grossa disparità per titoli di studio fra pazienti che ricorrono a visite e cure odontoiatriche nel breve periodo, con una differenza di circa 20 punti percentuali a favore di chi ha un grado di istruzione elevata, situazione che potrebbe rispecchiare anche un grosso divario fra le possibilità di spesa delle due fasce. Evidentemente, le carenze della sanità pubblica legate al settore odontoiatrico determinano una situazione che nella sua drammaticità rappresenta lo specchio della realtà italiana.

Anche se non sono sparsi omogeneamente in tutto il territorio italiano, alcuni professionisti praticano forti sconti in base al reddito del paziente o curano gratuitamente bambini indigenti, ma tali iniziative non sono sufficienti a colmare gravi lacune per l’accesso universale a terapie sia di base che non, con considerevoli disparità nella qualità e quantità dei servizi offerti fra regioni o addirittura città diverse. Una speranza, anche se ovviamente non basta a coprire il fabbisogno nazionale, viene dal terzo settore. In Liguria, l’associazione Arké Onlus ha fornito dal 2000 (nell’ambito del progetto “Un Dentista per Amico”), attraverso professionisti convenzionati cure gratuite a circa 5.000 minori (dati risalenti al 2016) appartenenti a famiglie in condizioni socioeconomiche disagiate o ospiti di strutture protette; mentre in Veneto un’importante realtà é costituita dal poliambulatorio Emergency di Marghera (VE). Dal 2010 a settembre 2018 sono stati in cura presso questa struttura 8.566 pazienti con 59.516 prestazioni fornite gratuitamente, fra cui quelle odontoiatriche, con queste ultime che costituiscono il 41,22% del totale. Su 3.568 pazienti (di varie fasce di età) che hanno usufruito di cure dentali, 1058 sono stati italiani, con 7.050 prestazioni su 24.536. Molti sono disoccupati e comunque hanno un reddito che non permette loro una vita dignitosa, situazione in comune con molti cittadini extracomunitari per i quali la “pacchia” non é mai cominciata.

Marta Carraro, mediatrice socio-culturale e responsabile dello stesso poliambulatorio, a settembre 2018 ci ha spiegato: «rispetto all’odontoiatria sociale programmata dal SSN, cambiano sicuramente i criteri di accesso, per quanto riguarda le cure, la gratuità e per ciò che concerne la protesica. Gli ambulatori odontoiatrici sono a disposizione di chi è escluso dall’assistenza odontoiatrica erogata dal SSN: stranieri extra Ue senza documenti, stranieri Ue senza requisiti di accesso, italiani senza residenza. Per fornire la protesi, non chiediamo alcun contributo, mentre in Regione, anche a chi è completamente esente dal ticket, viene comunque chiesto di sostenere il costo del materiale. […] Noi non vogliamo sostituirci al SSN, quindi chi ha diritto a ricevere delle prestazioni viene orientato in questo senso. Quello che rileviamo è comunque una difficoltà di accesso per mancanza di informazioni (molti non sanno delle esenzioni), per difficoltà burocratiche e per tempi di attesa spesso molto lunghi».

Ma oltre alle problematiche connesse al difficile accesso ai servizi offerti dalla sanità pubblica, il tratto maggiormente preoccupante é legato alle condizioni socioeconomiche degli assistiti della struttura. Aggiunge la Carraro: «In generale, come emerge dai dati in nostro possesso, i nostri pazienti sono fondamentalmente persone in età da lavoro, alle quali la crisi economica-produttiva che ha investito il territorio ha cancellato ogni prospettiva. In questo senso particolarmente rilevante è il fatto che molti dei cittadini extraUe senza documenti erano in realtà persone regolari, con lavoro, casa (di frequente mutuo), famiglia al seguito, bambini a scuola, il medico di base. La perdita del lavoro ha significato la perdita di tutto questo, perché per la legge serve un contratto per rinnovare il permesso. Altro ostacolo rilevante per tutti, stranieri e italiani, è la residenza, conditio sine qua non per l’accesso ai servizi, sociali e sanitari».

I dati che vengono dal poliambulatorio di Marghera parlano chiaro e costituiscono una sorta di specchio dell’Italia di oggi, in cui molti italiani impoveriti e stranieri si trovano nella stesso stato di necessità che non garantisce loro di avere una vita dignitosa tale da potersi curare, né tantomeno da permettersi adeguate terapie odontoiatriche, situazione per cui la “guerra fra poveri” appare ancora più grottesca e dolorosa sia dal punto di vista cristiano che razionale, in molti casi senza che vengano analizzate le sue cause con uno sguardo d’insieme, riscontrabili soprattutto in discutibili politiche economiche messe in atto nell’ultimo decennio, che hanno avuto nel medio periodo effetti sociali devastanti, risultando distruttive non solo per i diritti sociali delle fasce deboli della popolazione, ma rischiando di esserlo per il sistema stesso.

 

21/03/2019 – © Francesco Carini – tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale.

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